Lo “smart-working” ai tempi del corona virus
 …o meglio il “corona-working”

Lo avevamo desiderato tanto, alcune amiche ci avevano raccontato di non avere un desk dedicato in ufficio, che lavoravano da casa una o due volte a settimana, che era più efficiente, per certi versi perché potevano dedicarsi a quelle attività che richiedevano concentrazione.

Però pensandoci… se lavori da casa, finisci per rimanere in pigiama tutto il giorno come quando eri all’università. Invece, andare in ufficio ha i suoi lati positivi, esci di casa, vedi gente, ti metti un po’ in tiro. Eh sì perché, quanto è bello mettersi un bell’abito elegante per quella presentazione o quel meeting importante. Anche fare le conference call dall’ufficio magari con le cuffie wireless così ti puoi alzare e camminare da una parte all’altra della stanza senza perdere la concentrazione. E poi, anche i caffè con i colleghi e le chiacchiere davanti alla macchinetta…vuoi mettere? 

E poi tutto a un tratto è arrivato: lo “smart-working”. 

Che poi in italiano viene chiamato lavoro “agile” ma, in realtà, letteralmente sarebbe “lavoro intelligente”. Efficiente forse…È arrivato così tutto insieme, un po’ inaspettato, nemmeno il tempo di prepararsi, di vedere come gestirlo, di organizzarsi un minimo. 

Tutti a casa, quindi. Causa di forza maggiore. 

Fatto spesa per il prossimo mese, riempito gli sgabuzzini e le dispense di ogni genere alimentare necessario e non necessario a lunga conservazione, trovato spazio nei luoghi più impensabili della casa!  

È arrivato così tutto insieme, un po’ inaspettato, nemmeno tempo di prepararsi, di vedere come gestirlo, di organizzarsi un minimo.

E però lo “smart-working” tanto desiderato arriva con l’“home-schooling”, con lo “state a casa” e con “andrà tutto bene”… non l’avevamo messo in conto!

Il che vuol dire,  in ordine sparso: preparare colazione, pranzo e cena, le lavatrici da caricare, lavare costantemente le mani, disinfettare la spesa che arriva a casa (eh?!). Fare le conference call di lavoro in mute mentre passi lo straccio in cucina, i compiti di italiano, l’abaco per la matematica, le video chiamate in pigiama con i colleghi di ufficio, la piantina per il laboratorio di scienze, ma… il Rigoletto va imparato a memoria? … dobbiamo caricare i compiti sul portale?  la  spazzatura si differenzia o no? e dove compro le mascherine?

Mentre senti i comunicati della protezione civile, leggi i decreti che vanno e vengono e raggeli al suono delle  sirene delle varie ambulanze che irrompono nel silenzio della città deserta.

Tutto questo non può definirsi smart, agile né intelligente… forse va visto per quello che è in realtà: gestire una situazione di crisi, ognuno al proprio meglio.

Oppure può diventare una occasione per rallentare un pò, per una volta. Incominciare a dare le giuste priorità, smettere di pensare a quello che di dovrà fare appena si sarà finito di fare quello che si sta facendo, trovare del tempo vuoto per noi, rimettere tutto nella giusta prospettiva e sviluppare la pazienza per i cambiamenti che richiedono tempo.

E magari, perché no, far emergere la nostra creatività.

E tu hai rallentato un pochino? ti sei fermata/o un attimo?

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Bellissimo articolo

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